0*B^
4'
<*&
3)a IJroafrct
-&&$*-
<€H
*> 4^^4^lh *^
liiiP
MI
UBI
DA PROCIDA
DRAMMA TRAGICO IN TRE ATTI.
ÌPa tormentarsi
ILL'I, I MITRO MI SIGG. ACCADEMICI IMMOBILI
IH VIA DELLA PSE&OLA
_ZT <7t alunno 4S4.0. SOTTO LA PROTEZIONE DI S. A. I. E 11.
LEOPOLDO IL
GRANDUCA DI TOSCANA &c. &c. &e.
FIMilTZffi
Presso G. Galletti in yu Porta Rossa,
^^vnttlminio
»#M
Il voto di alcuni miei amici , e non già la troppa fi- danza in me stesso, mi fanno oggi determinare di sot- toporre al giudizio di scelto numero di colte ed impar- ziali persone questo mio qualunque siasi poetico-musi- cale lavoro.
Se era audace impresa la composizione di uri9 Opera in Musica, quella d'un Dramma che gli servisse di base, non lo era meno certamente: pure avendo riso- luto di non ricorrere ad altri per questo , ma di sup- plirvi da me stesso, per pili avvicinarmi al buono, ed avere una certa guida nella mia inesperienza onde tra- viar meno, scelsi a modello sublime parto di celeberri- mo ingegno nostro contemporaneo , in cui sovrabbonda ogni genere di bellezza.
Ommisi nel primo esperimento che ne feci in Tea- tro particolare , di pubblicare con le stampe la poetica composizione non credendola capace a sostenere un esa- me maturo e ponderato ; ora, non essendo ciò compa- tibile colle esigenze d9 un numeroso publico, cui l'uso ha universalmente accordato il diritto di pretendere che tutto estesamente venga presentato al suo sguardo, ed al suo giudizio, mi è forza di sottopormivi , prote- stando però di non agognare per questo in verun modo U vanto di Poeta Drammatico; che so nd mio ccm*
ponimento qualche cosa rinterrassi degno di un tal titolo, questo, tutto deriva dalla limpida fonte d'onde V ho attinto, e che se mi è riuscito in mezzo a tante modificazioni e cambiamenti che le interminabili e spi- nose esigenze del Teatro Lirico mi hanno costretto a farvi , di non intieramente deturparlo e difformarlo , onde qualcosa traluca delle sue tante e sublimi ori- ginarie bellezze, questo è V unico scopo che mi era proposto, questo il solo vanto cui aspiro.
©. Homatowiskt
DMiaiitlBil
Maestro e Direttore delV Opere
Sig. PIETRO ROMANI
Sostituto Sig. Enrico Manetti
Capo e Direttore di Orchestra
Sig. Alamanno Biagi
Primo Fio li no
Sic Gaetano Bruscagli
Primo Violino di Concerto
Sig. Ranieri Mangani
Primo Violino Direttore de' Balli Sig. Carlo Ferranti Primo Violino dei Secondi Sig. Luigi Pecori
Primo Violoncello
Sig. Guglielmo Pasquini Sig. Francesco Paini
al Servizio di S. A. 1. e /?. Sig. A* Peccerelli Sig. Gaetano Rizzo ( Sig. Tommaso Tinti ( Sig. Francesco Miniati Sig. Fgisto Mosell al Servizio di S. A. I. e /?. Sig. Giovanni Bimboni Sig. Carlo Alessandri Sig. Antonio Tosoroni
al Servizio di S. A. J. e /? Sig. Leopoldo Braschi ( Sig. Pietro Luchini ( Sig. Carlo Chapuy Sig. Giovacchino Bimboni
al Servizio di S. A. I. e R. Sig. Demetrio Chiavaccio Sig. Enea Brizzi Sig. Demetrio Catanzaro Sig. Leopoldo Lironi Suggeritore Sig. Carlo Pruner Pittore Scenografo Sig. Giovanni Gianni Pittore Figurista Sig. Gaetano Piattoli Pittore Costumista Sig. Carlo Gallier Macchinista e Illuminatore Sig. Cosimo Canovetti Attrezzista Sig. Giuseppe Cecconi e C.° Copista della Musica Sic. Francesco Miniati ]) Vestiario di proprietà del Sig. Aless. Lanari Diretto dal Sig. Vincenzo Battistini.
Primo Contrabbasso
i .° Contrabb.de' Balli i .° Violone, dei Balli
Prime Viole
Primo Oboe
Primo Clarinetto
Primo Flauto ed Ottavino
Primo Corno
Primo Corno di ida. Coppia
Primi Fagotti
Primo Trombone Concertista
Primo Trombone Prima Tromba OJleide Timpanista
JHE&BDXMKBGl
mtej
GIOVANNI DA PROCIDA
PALMIERO
GUALTIERO
ALIMO
IMELDA
IRENE
TANCREDI \ <g DROVE TTO V § SEGIERO )2
€ORO di Donzelle CORO di Nobili Siciliani CORO di Popolo
Gfl
Sig. Giorgio Ronconi ce Domenico Raffaelli | « Alessand. Giacchini 3 a Demetrio Masselli a Carolina Ilungher Cantante di Camera di S. A. I. e R. Gran- duca di Toscana « Faustina Piombanti c< Musich Eugenio « N. N. « N. N.
L'Azione si rappresenta nel primo Atto e nel secondo, fino alla Scena sesta , nel Castello di Procida . La Scena Sesta del secondo Atto, nei Chiostri della Chiesa dello Spirito Santo. Il terzo Atto , sulla piazza dello Spirito Santo presso Palermo.
SCENA PRIMA.
Tempio domestico nel Castello di Procida, diversi sepolcri della Famiglia, nel mezzo un Monumento con iscrizione « RUGGERO DA PROCIDA »
Almo, Coro di Nobili Siciliani e Donzelle, quindi Imelda, poi Irene.
Coro Oanto furor
M'inonda il seno,
All'ira il cor
Por non può freno
Finché del perfido,
Che sì ne opprime,
Il sangue scorrere
Non veda al suol. Donz. Del prode giovine
La fredda salma
Coraggio infondane
Vigore all'alma
La Patria misera
A vendicar. Tutti. Di lutto e di dolor
Per noi sorse un tal dì
Che dei suoi di sul fior
Quel prode ci rapì. Alimo. Ma verso noi la desolata Imelda Già muove il piede; in questo dì tremendo Che quel rammenta in cui cadea Ruggero Sotto l'acciaro d'Eriberto: al Cielo Porger vuol preci di quel sasso accanto. Qui vien: silenzio ! Rispettiam suo pianto. Imel. Già sorge il sol! di pianto un nuovo giorno Viene a segnar; il genitore estinto, Cinta d' armati la natal mia terra , Abbandonata al mio crudel destino; Pace sperai trovar d'amore in seno, Vana speranza ! Ora veder del padre L'ombra irata mi sembra, ora il fratello
8
Al suol giacente nei suo sangue intriso, Ora il popol crudele Sfogar su me la rabbia , ed il furore : Oh! terribili sogni ... Ah! mio terrore, Gran Dio del soglio etereo Pietà di me ti prenda Sovra di questa misera La tua pietade scenda Lena le infondi a reggere Al duol che l'ange il cor. Distendi alOn benefico La destra tua placata Sovra innocente vittima Da tanto duol straziata. Da' fine alle mie lacrime , Pietà del mio dolor. Coro Discaccia ornai l'ambascia Che sì t'invade l'alma, Ritorni ornai la calma Cessa di lacrimar. Imel. Fuggite immagini
Di rio dolore , Fuggite o palpiti Da questo eore, L'avversa sorte Si cangerà . Itene tutti : alla pietosa cura , Qui me sola lasciate; e del mio core I grati sensi d'aggradir vi piaccia, (il coro p.) Dolce compagna mia da quante pene È agitato il mio cor. Irene Ti calma e spera
Nel favore celeste . Imel. E come il Cielo
A me benigno mai creder poss'io, Non son del Padre mio Al più fiero nemico amante , e sposa ! Ma del prode Tancredi Che mai fia, a questo sen perchè non torna? Irene Forse trattienlo il suo dovere altrove. Imel. Oh, a me venisse ! Irene A noi veloce ci muove, (p.)
SCENA II.
Imelda , e Tancredi.
Tancr. Da te la lontananza o mia diletta Quanto mi fa più cari Questi soavi amplessi ! Intel. Oh mio Tancredi!
Il Cielo ad empia gioja , od a rimorso Serbò colei che d'un Francese è moglie E da Procida nasce. Ahi da quel giorno Che il nostro imene fu nel Ciel proscritto Qual voto io feci che non sia delitto! Tancr. Perdono al tuo dolor , ma non ho parte D'Eriberto alle colpe, e non sapea D'essergli figlio, quando eterno e santo Si fé quel nodo che compose amore. Imel. Giorno fatai , ma il più soave al core. Sì mio bene a te vicino Scordo appieno i miei tormenti: Quei sì dolci e bei momenti Sol rammenta questo cor. Tane. Se il tuo core è a me fedele Se mi serbi un puro affetto, Svaniranno nel tuo petto Queste larve di dolor. Imel. Ma del padre tuo l'assenso
Impetrasti al nostro imene? Tancr. Tu non sai d'amore immenso Quanto è rapido l'oprar. Partì un messo e pria di sera La risposta recherà. Imel. Pur di tua madre... Tancr. Ah ! taci
Non la nomar . Imel. Perchè?
Qual fremito t' assale ! Tancr, Oh Imelda ascolta fanel. Ohimè !
Tancr. In Messina al puro raggio
Della mesta argentea Luna Quei che diemmi nome e cuna Entro a un Chiostro mi guidò. A una tomba senza nome S'arrestò piangendo il Padre: Qui , mi disse , qui tua Madre
IO
La mia colpa trascinò. Imel. Se Eriberto un dì fu reo Or pentito il fallo espia 11 pregar di quella pia Il perdono gV implorò. Del fratel nel sangue tinto, Odio eterno a lui giurai , Ma dal dì che ti mirai Il mio cor gli perdonò. Tancr. Dalla funesta idea
Richiama la tua mente: Io parto. Imel. Ah sul tuo capo
Vegli V Onnipossente. a 2 Mai questo sen mio bene
Mai non vorrei lasciar. a 2 Vieni al mio seno
Mio dolce amore, Teco il mio core Sempre vivrà. M'opprima barbara Nemica sorte, In braccio a morte
Sol tu° sarò (Tancr. parte)
SCENA III.
Imelda, indi Procida.
Imel Ch' ei nascea d' Eriberto ignoto m' era Ma più nel cuor sentia Significarmi da rimorsi arcani , Che vietato era a me quei dolce nodo. Alcun qui giunge. Or via si fugga... Oh Cielo! Fuggir vorrei... ne posso... io manco... io gelo. Proc. Nel domestico tempio eccomi alfine, Non mi fallì il sentiero; io ben seguia Per cava grotta , in duro sasso aperta , Gli avvolgimenti d' una via nascosa Fuor delia mente a ognun. linei. Qual voce !
1 r>c. Oh figlio!
Or che V Europa a vendicarti io corsi , E che dell'odio mio l'Europa è piena Contro il franco superbo ed orgoglioso,
II
Sia presso il tuo sepolcro il mio riposo.
(s'appoggia alla tomba del figlio.) Intel. Io nel terror vaneggio, o questi è il Padre. Proc. Ma fra quest'are una donzella mesta S' aggira : Ah ehi sarà , se non la figlia ? Imel. Oh padre ! [riconoscendolo)
Proc. Imelda a questo sen ritorna,
Fa' che ti stringa al cor. Imel. Le mie sciagure
Del caro Padre fa obliar 1' amplesso . Ma di tua morte il grido... Proc. Fu da me sparso ad arte; e pria che vivo Mi sappia il franco minaccioso e fero, M'abbia sterminator d'iniquo Impero. Così 1" Europa tutta A risvegliar gli Eroi ; Per ritornar fra Voi E vindice , e guerrier. Gridai nei lieti Campi Talora al buon cultore; Non bagni il tuo sudore La terra allo stranier. Ma tu fra questi avelli , Errar pria dell'Aurora? Imel. Io qui pregai finora
A te la pace in Giel. Proc. Prega per la tua Patria.
Serbati a lei fedel. Se fia propizio il fato Ài voti del cor mio, Se ne protegge Iddio La patria salverò. Se del nemico in braccio Mi spingerà la sorte , La morte, allor la morte Io lieto incontrerò. Ma ornai tempo è d'oprar. Fa' che in brev' ora Gualtiero, e i miei più fidi Nella sala maggior veda raccolti. Forse de' giorni miei giunse l'estremo, E al tuo destin vuò provveder. Imel. Ma come?
Proc. L'udrai fra breve. Or qui Palmiero attendo
Segui o figlia, sommessa , il cenno mio. Imel Mal presagisce il cor m'assisti o Dio. {parte)
\2
SCENA IV.
Procida indi Palmiero.
Proc. Perchè confusa Imelda anzi che lieta
Al rieder mio si mostra !
Forse il mio sguardo è a sostenere indegna?
Sulla turbata figlia
Vegli il sospetto mio. Fra breve i Franchi
Sapran s' io vivo : ma chi vien... Palmiero. Palm. Procida ! Proc. Amico , in questo dì ci unisce
Un gran disegno. Palm. Nel mio petto ardente,
Sol di te degni, alti pensier racchiudo. Proc. E quanti, e quali, alla tremenda impresa
Compagni avrem, Palmiero? Palm. Ogni italico spirto non insano ,
Vedrai nel sangue lor tinger la mano. Proc. Vieni amico ai mio sèn : della tua fede
Mai dubitar non seppi, il pro'Gualtiero
Giunger deve fra breve , a lui consorte
Oggi Imelda sarà; Quindi al cimento
Ne fia compagno. Di vendetta il giorno
Ornai spuntò, né porrò freno all'ira
Finch' l'aura d'Italia il Franco aspira (part.
SCENA V.
Gran Sala gotica nel castello di Procida. Coro di Nobili Siciliani
Dopo sì lunghe pene
Riedi o signor fra noi
Vieni ne' Lari tuoi
La pace a respirar . Se di crudel sventura
Fu preda ognor tua vita
Spuntò l' alba gradita
Cessasti di penar.
SCENA VI.
Procida, Palmiero, Gualtiero, Imelda, Irene, e Coro.
Proc. Sì: presso a voi miei fidi Lieto respira il core, hi sì verace amore
i3
Grato sarovvi ognor.
Palm, e Per te chi fia che il petto
Gualt. Non schiuda a immenso affetto?
Im. e Ir. Chi fla che in rivederti Non brilli di piacer?
Proc. Da gravi cure oppresso
È il viver mio in periglio , Se persi un caro figlio , Un qui ne trovo ancor. Oh, mio Gualtier ....
|
ImeL |
Che ascolto! |
|
Proc. |
A Imelda io te destino; |
|
Suo scudo a lei vicino |
|
|
Sii contro l'oppressor. |
|
|
ImeL |
Oh padre ! |
|
Guai. |
Oh contento ! |
|
| Proc. |
Quest' oggi ... |
|
ImeL |
Oh tormento! |
|
Coro e |
A nodo sì bello |
|
Pai. |
Propizio sia il Ciel. |
|
Proc. |
Perchè così turbata |
|
Ti mostri agli occhi miei |
|
|
ImeL |
Oh Dio tutto perdei ! |
|
Guai. |
Che mai nasconde in cor. |
|
Proc. |
Or via di molti affetti |
|
Questo non è l'istante, |
|
|
Leggo nel tuo sembiante |
|
|
Quel che nel sen ti sta. |
|
|
ImeL |
Oh Numi! |
|
Guai. |
Che sento! |
|
ImeL |
Io tremo... |
|
Proc. |
Obbedisci. |
|
ImeL |
Oh Ciel! mi punisci... |
|
D'un altro è il mio cor. |
|
|
Proc. |
Che ascolto ! |
|
Guai. |
Un rivale. |
|
Proc. |
Chi è desso ? |
|
SCENA VII. |
|
|
Tancredi si presenta alla porta di mezzo e detti |
|
|
ImeL |
Egli .... Ohimè ! |
|
Proc. |
Che veggo ! V audace |
|
Varcò queste porte , |
|
|
L'indegno, la morte |
|
|
Fuggire non può . |
'4
Imel. Oh Cielo clemente,
Difendi il consorte: Su me l'empia sorte Spietata piombò.
Tane. Ondeggio fremente
Fra pene di morte Qual barbara sorte A tal mi serbò.
Palm. Quel vii seduttore Morrà fra ritorte Propizia la sorte Fra noi lo guidò.
Guai. Oh gioja il rivale
Varcò queste porle. L' audace la morte Fuggire non può!
Irene Signor dal tuo seggio Proteggi quel forte : Perchè l'empia sorte Su noi si scagliò.
Coro Del vii seduttore
Segnata è la sorte; Già l'ora di morte Per V empio suonò.
Proc. Oh tu della mia figlia, Vii seduttore audace ! Perturbator di pace Dimmi qual brama è in te?
Tane. Procida , io vii non sono E il proverò col brando, Tremar farotti quando Teco a pugnar verrò*
Proc. Il Nome tuo?
Tane. Trancredi
Proc. Tu d'Eriberto il Figlio? lmelda, e Coro di Damigelle Gran Dio da tal periglio Chi mai ne salverà?
Proc. Vieppiù ti aborro e sprezzo, Sangue del mio nemico: Empia ti maledico...
Imel. Oh Padre !
Tutti Quale orror !
Proc. Guardie, costui in catene Si serbi al mio furor.
Imel. Oh Dio! m'assisti Irene.
i5
Io moro di dolor. Proc. A tanto oltraggio Fiera vendetta , L'ombra del Figlio, Sol sangue aspetta : Giorno di morte, Questo sarà. Intel. Ah ti placa, oh padre amato!
Chi foss' egli, io non sapea; Se in amarlo, io fui la rea, Me punisci per pietà. Tane. Ah crudeli, dispietati,
Cuore in petto non avete ! Ah, se in voi di sangue è sete, Me ferite per pietà!
Palm. GualU e Coro. A tanto oltraggio Fiera vendetta , L'ombra del Figlio, Sol sangue aspetta. Giorno di morte, Questo sarà. Palm. Luogo prescrivi, ed ora,
Proc. Presso quel tempio, che dal Divo Spiro Ha nome, sia il convegno: e Torà, il suono Del sacro bronzo, che Vespero accenna: Quel fia tempo a ferire, né venga manco Nostro furor , finche respira un Franco. Coro A tanto oltraggio ec.
Fine del Primo Atto.
iG
SCENA PRIMA.
Gabinetto d'Imelda. Imelda, e Coro di Damigelle.
Coro Respira infelice
Raffrena il tuo duolo , Il Cielo può solo Tue pene calmar.
linei. Oh qual rumore ; in queste soglie il piede Chi trarre or può ? Cielo, chi vedo ! il padre.
SCENA II.
Procida , e detti.
Proc. Itene Ancelle, ( le damigelle partono) Nuora del mio nemico, io più non deggio Figlia chiamarti . Imel. Ah per pietà , signore !
Odi la mia discolpa. Io non sapea , Che figlio d' Eriberto era Tancredi. Proc. Non ignoravi che francese egli era. Imel. Io d' Italia il credea , che sul suo labbro Dolce risuona la gentil favella: Deh! se ti punse Amor nel seno mai, Per la consorte tua ; diletta Madre ... Proc. Taci.
Imel. Tu fremi di consorte al nome ?
Proc. La cagion del mio sdegno ascolta e trema;
Iniqua figlia . . . imel. Oh mia sventura estrema !
Proc. Di Procida al Castello ,
Venne Eriberto un dì ; La mia fedel consorte, Quel crudo mi rapì . Pianse la meschinella , Ma il pianto non udì Quel barbaro, queir empio, Che mi tradia così.
17
Imel. Del tuo perdono indegna,
Mi sento, o Genitor;
A sostener tai pene,
No , che non regge il cor. Pietà di me ti prenda,
Del mondo almo Signor;
M' invia , benigno, morte
Conforto al mio dolor. Proc. Sì, ma il misfatto orrendo
Quell'empio consumò... Imel. Finisci...
Proc. Ancor P intendo ,
Quel grido al cuor suonò.
Un dì sul limitare
Del caro Ostel natio,
Vidi la sposa, oh Dio !
Oppressa dal dolor.
Guatommi, e le coperse
Pallor di morte il viso,
L'accolse in suo sorriso,
Il Ciel pentita allor. Imel. Di me pietade ! Ah cessa ,
Placati o padre mio,
A tante pene oh Dio,
Più non resiste il cuor ! Madre dell'alma sede ,
Ove ogni pena è morta,
Sii di tua figlia scorta ,
Ratlempra il suo dolor. Proc. Ma giunge alcun... Chi fia ?
Imel. Oh Ciei, chi mai sarà?
SCENA III. Alimo , e Detti.
Alim. Un messagger francese,
Recò a Tancredi un foglio.
Proc. Leggerlo io stesso voglio,
A me lo porgi e va'. ( Alimo parte)
SCENA IV.
Imelda, e Procida.
Imel. Oh Ciel ! tu fremi o padre ;
Che mai t'accende il core? Proc. Non sdegno, in sen racchiudo
i8
Cupo, profondo orrore. Leggi, ed inorridisci. Imel Oh Dio! mi trema il cuor. [legge)
« Oh mio Tancredi,
a Chi mai brami in consorte ! Un grave fallo « Nell'ora del rimorso al figlio ascose, « Il paterno rossore; il tuo desìo « Mi sforza a palesarlo. Hai con fmelda « Comun la madre. » Oh Dio! Qual vel mi si squarciò ! dove son' io ! Quante colpe sul mio capo,
Cumulò Tirato Cielo;
A che vivo? io morte anelo,
Sol da lei soccorso avrò.
Ma negli ultimi momenti,
Che alla Madre io volo a unirmi;
Padre mio non maledirmi ,
E men trista morirò . Proc. Quai delitti hai in te raccolti ,
Vii carnefice del figlio:
Pianto eterno questo ciglio,
Pianto immenso contristò.
Quella pia che a le die vita,
Già per te placò il Signore ;
E il perdon di questo core
A te mai non negherò.
Ma giurar mi dei, che il Cielo
Sol conosca un tanto eccesso ; Imel. D'obbedirti io solo anelo.
Pria che dirlo morirò, {partono)
SCENA V.
Sotterraneo. Tancredi solo
Qual cupo orrore ! Ahi quanto Nel lasciarla penò quest'alma incerta ! Del padre all'ira acerba Chi sottrarla potrà ! Pietoso Cielo I voti miei seconda, e all'infelice, Che al fato mio s'unì , concedi o sorte ; D'essere al fianco mio fino alla morte Fui del più puro affetto
Preso per te, mio bene;
Forier d' immense pene
Ti fu quel primo amor.
*9
La sorte, a noi nemica ,
Lungi da (e m' invola .
Resti deserta e sola
Del padre al rio furor. Come calmar 1' affanno
Del desolato core?
Per sempre io deggio perderti;
Togliermi a tanto amore?
Venga la morte almeno
Conforto ai mali miei :
Solo felice appieno
Nel tumulo sarò. Per te morir, bell'angiolo,
Dolce sarà al cor mio,
E a te fedel quest'anima
Si serberà nel Ciel.
SCENA VI.
Chiostro nella Chiesa dello Spirito Santo. Coro di fedeli nella Chiesa , indi Procida.
Coro Ferve dovunque il turbine
Di sanguinosa guerra ;
Armi ed armati ingombrano
La Siciliana terra;
E valli e mar risuonano Gran Dio, dall'alte sfere.
Col raggio tuo potente ,
Rischiara all' uora la mente ;
L' umanità che langue
Tutta confida in te . Proc. Ah sì ; di Dio il potere Solo salvar ci può da rio periglio Che ne sovrasta : invano Senza il favor di Dio scuoter potremo Il giogo onde siam carchi. Cessò per ora il Canto: Ombra del figlio mio , se ancora inulta Ti lasciò la mia destra , a vii pietade Deh non dar la cagion ! forse non tarda Scenderà la vendetta ; e fia mio vanto Salvar la patria mia da tanto pianto. Suoni funerea
La sacra squilla :
Dell'empio sangue
L'ultima stilla ,
20
Prima che annotti,
Si verserà. Oh patria misera
Cessa dal pianto !
Che un de' tuoi figli
Che t'amò tanto,
Oggi li scioglie
Da servitù. Udir panili di passi Accelerato un suon ; son già gli amici Che al fissato momento ond' esser presti A ravvivar lor fede appiè di questo Temuto tempio, il giuramento santo A rinnovar son pronti.
SCENA VII.
Coro di congiurati e detto. Coro Giovanni, per te
Uniti qui siam; Vendetta vogliam,
O morte. De' nostri oppressor Il giorno arrivò. Ornai si cangiò
La sorte. Proc. Sì, morte fia per me miglior destino
Che viver fra catene . (s'ode il coro dei fedeli nella Chiesa) Ma rincomincia il canto, Già Vespero s' appressa ; Ciascun tien fermo in petto Il sacro giuro. Coro Sì di vendetta è il dì. Proc. Si vada ornai
A compier la grand'opra, e in sì bel giorno La prisca libertà farà ritorno.
Già presso è il cimento, Immenso è il periglio ; Già il petto mi sento Di gloria avvampar. Or ora sugli empj , Sfogar potrò Tira; O Patria , respira , Che salva sei già. [La campana della Chiesa, dà il segnale dei primi Vespri, a quel suono, Procida e i congiurati corrono alla Vendetta. Fine del secondo Atto.
21
SCENA FftlMA
Piazza dello Spirito Santo presso Palermo. Coro di Siciliani d' ambo i sessi
Uomini V edesti il misfatto ?
Vedesti il delitto? Donne Ubaldo trafitto
Dagli empj perì , Uomini La donna, cui scorta
Ei fu fino a riva ,
Di sensi già priva
Predò lo stranier. Donne Invan sua difesa
Si fé il prode Ubaldo,
Che il Franco ribaldo
Il seno gli aprì. Tutti All'orrido eccesso
Rifugge il mio core:
Di colpe e d'orrore
Sia T ultimo dì.
SCENA II.
Palmiero, Alimo e detti. Froe. L'ira non sorge, e di superbi oltraggj
Prodigo è indarno il vantator francese; Alimo Perìa trafitto da nemica spada
Ubaldo. Coro Oh prode! oh sventurato ! Palm, E tale
Sarà la vostra sorte ,
Se la patria vi sia vile e negletta ,
Ornai dell'onte sue chiede vendetta Coro Ah , se vivesse procida !
SCENA III.
Procida , e detti. Proe. Procida vive,
Sou' io .
22
Coro La strage dei tiranni è certa . Proc. Silenzio ed ira. Qui da noi s'attenda
De'sacri bronzi il cenno; allor Gualtiero
Raccolti i prodi avrà. Coro Venga s'affretti
Rompiam l'empia catena onde siam stretti. (s' ode il tamburo delle truppe francesi.) Proc. Ma qui Drovetto or move,
Tutto, confusi nel frequente volgo,
Da noi si osservi attenti.
SCENA IV.
Drovetto, Imelda, soldati e detti.
Drov. Alfin mi svela
Qual pietà , qual consiglio o qual paura, Ti fea lasciar Palermo ? io più non credo Procida estinto .
ltnel. Ah sì, pur troppo io sono,
Drovetto, orfana e sola, e nulla ornai Qui resta a un infelice altro che pene!
SCENA V.
Tancredi, Sigiero , Soldati e detti. Sig, Nel castello di Procida o Signore,
Fra le tombe domestiche trovai,
Prigioniero Tancredi. Imel. Ohimè che ascolto !
Gran Dio l'assisti, o il viver mio riprendi. Drov. Ornai favella o donna. Proc. (sotto- voce a lmelda.) Il giuramento. Imel. Io nulla so. Drov. Tu narra o valoroso
Campion di Francia, come in forze altrui
Cadesti? e a queste mura
Che ti guidava? Tane. Imcida è mia consorte.
Coro Oh Ciel ! fia vero? Imel. Ah, mi soccorri o sorte!
Odi , Tancredi :
Tremendo, alto segreto a me palese
Fea questo foglio: Ornai barriera eterna
Fra noi già s'innalzò: Vanne, mi fuggi,
E su km: ;i ne arene
Vivi felice. Ah leggi, e almeno in petto
Serba per me puro fraterno affetto.
[Gli porge la lettera di Erilwrto)
23
Sul trascorso infausto amore Stendi oscuro e denso velo; E la madre a noi dal Cielo Il perdon ne impetrerà. Deh t' invola , e men dolente Traggi altrove i giorni tuoi, E dimentica se il puoi Chi giammai ti scorderà. Tane. Che mai lessi ! Oh sventurato Di me stesso sento orror! Procida, Palmiero e Congiurati. Oh destin troppo spietato! Il suo duol mi strazia il cor. Drov. Ornai la donna meco
Sia tratta, e le mie squadre In traccia del rio padre ... Imel. Ah nò, pietade , ah nò! Drov. Ti colsi alfine , ei vive ?
Che mi si additi . . . Proc. A questo
Brando per te funesto Il riconosci [ferisce Drov.)
Dorv. Ahimè ! (spira)
Palm. E tu vii seduttore
Muori ! (ferisce Tancredi)
Imel T'arresta
Tane. Oh Imelda ,
Io spiro! Imel. Oh cielo , ei muore!
Tane. Io manco... io gelo... Oimè ! (spira) Imel. Barbaro Ciel, sei pago;
Compisti i mali miei: Ogni mio ben perdei , La speme del mio cor. Morte pietosa invoco , Conforto a estremo duolo; TI mio morir può solo Togliermi a tanto orror.
( Il tamburo chiama a raccolta i francesi, la Cam-
pana dello Spirito Santo suona a martello. Procida
Palmiero e Popolo s* azzuffano coi francesi . Quadro generale,
FINE.
mm&
k *$
Anna Bolena
Beatrice di Tenda
Caputeti e Monieechi
Chi dura Vince
Don Giovanni
Elisa e Claudio
Elisabetta Regina d'Inghilterra
Elsir d'Amore
Fausta
Gl'Arabi nelle Galli*
Gli Esposti
Guglielmo Teli
11 Giojello
11 Giuramento
Il Disertore per Amore
Ines de Castro
Il Pirata
Le due Illustri Rivali
La Straniera
La Secchia Rapita
La Prova d'un'Opera Seria
Lucia di Lammermoor
Lucrezia Borgia
La Gemma di Vergy
La Prigione d'Edimburgo
La Sonnambula
L' Ajo nel!' Imbarazzo
Le Disgrazie di un bel Giovine
Maria di Rudenz
Marino Faliero
Mosè e Faraone
Maria Stuarda
Otello
Olivo e Pasquale
Semiramide
Salvini e Adelson
Un'Avventura di Scaramuccia
§#1
se? Z>
I