OMBRE .LUCI RIVISTA CRISTIANA DELLE FAMIGLIE E DEGLI AMICI-pi PERSONE HANDICAPPATE E DISADATTATE 76 - Trimestrale anno XIX n. 4 - Ottobre-Novembre-Dicembre 2001 Spediz. in Abb. Post, art: 2 - eomma20/rdcgge 662/96 - Filiale di Roma - Redazione Ombre e Luci - Via Bessarione, 30 - 00165 Rom In questo numero ... e si accende una stella di Mariangela Bertolini 1 DIALOGO APERTO 2 STELLE DI NATALE La lezione di un clown di Tea Cabras 5 Un “padre” con tanti “figli” in affido Maurizio e Silvana Zamperoni 7 La locanda dei Girasole 10 Per un Natale con qualcosa di più di Huberta 11 Il Roveto di Tea Cabras 13 Un dono di poesia 14 Noi quattro di Comunità “Il Roveto” 16 Centro di Solidarietà “Don Lorenzo Milani” di Sergio Sciascia 18 Famiglie di André Roberti 23 LIBRI 24 Stelle d’Oriente 27 Novità per l’handicap 28 In Copertina: foto: J.F. Millet -1 senza tetto. Ombre e Luci: organo dell’Associazione Fede e Luce - Redazione, stampa, spedizione di un anno di Ombre ^ Lue cosa 31 300 Lire. OFFERTE LIBERE PER SOSTEGNO ORDINARIO E STRAORDINARIO Conto Corrente postale n. 55090005 intestato «Associazione FEDE E LUCE», via Cola di Rienz: 14 ! >3192 Roma Riempire il modulo con la massima chiarezza, possibilmente in stampatello (cognome, nome, indirizzc -e ccchce costale). Precisare, sul retro, che il versamento è per pubblicazione OMBRE E LUCI. Trimestrale anno XIX - n. 4 - Ottobre-Novembre-Dicembre 2001 Spediz. in Abb. Post. art. 2 - comma 20/c legge 662/96 - Filiale di Roma Redazione Ombre e Luci - Via Bessarione 30 - 00165 Roma Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 19/83 del 24 gennaio 1983 Direttore responsabile: Sergio Sciascia Direzione e Redazione: Mariangela Bertolini - Nicole Schulthes - Natalia Livi - Maria Teresa Mozzarono Huberta Pott - don Marco Bove Redazione e Amministrazione: Via Bessarione, 30 - 00165 Roma - Orario: lunedì - mercoledì - venerdì 9.30-12.30 - Tel. e Fax 06/633402 - E-mail: ombreeluci@tiscalinet.it Fotocomposizione e stampa: Stab. Tipolit. Ugo Quintily S.p.A. - Viale Enrico Ortolani, 149/151 - Roma Finito di stamnarp npl mpsp Hi Dirpmhrp 9001 .. .e si accende una stella Fino alì’ll settembre si parlava di troppo benessere, di esagerato consumismo, di eccessiva libertà... Dopo la visione in diretta di quel terribile attentato ai grattacieli di Manhattan — simbolo per molti di una civiltà inviolabile — ci siamo trovati, all’improvviso, ad aver paura. Ora non parliamo più come prima: siamo disorientati, divisi, per¬ plessi. Ora, siamo costretti ad assistere all’intensificarsi dei bombar¬ damenti su uno dei paesi più poveri del mondo, già provato da anni di guerra, da mancanza di benessere e di libertà. E ci chiediamo: “È questo fare giustizia?” Noi da anni viviamo accanto a persone che con la loro fragilità ci hanno insegnato ad avere verso gli altri uno sguardo diverso; loro ci hanno guidato alla ricerca non del merito della persona, ma dell’ac¬ coglienza di ognuno per quello che è, diverso da noi, certamente, dif¬ ficile da capire... Ci hanno insegnato a non fermarci alle apparenze, a schierarci in difesa della comprensione e del dialogo, a diffidare dei pregiudizi. Quale sarà allora la nostra risposta alla situazione drammatica che si è creata? Da sempre sappiamo che non volere la guerra significa preparare la pace, ogni giorno, come si può, la dove si è. Ogni gesto, iniziativa, lavoro, studio o impegno, che sia in difesa del valore dell’uomo — di qualsiasi uomo — della sua ripresa, del suo rispetto, della sua educa¬ zione, è e sarà sempre promozione alla pace. Non è questo il messaggio che da duemila anni sentiamo vibrare nella notte del ventiquattro dicembre? Da bambina, ascoltavo fiduciosa la nonna dirmi che ogni volta che sulla terra qualcuno compie un gesto di pace, lassù in cielo si accende J.F. Millet - Notte stellata una stella. Forse solo ritrovando l’innocenza e l’ingenuità dei bambi¬ ni, ci sarà possibile riprendere con speranza un cammino che appare tanto difficile. Forse, solo mettendoci sulla strada battuta da tanti altri, facendo in modo che ancora, sempre, nuovi altri si aggiungano, potremo far sì che il cielo sopra di noi sia più forte delle tenebre. Nelle pagine che seguono — le storie, i fatti, le persone, le rifles¬ sioni che vi compaiono — vogliono essere come piccole stelle che bril¬ lano nel cielo buio di questo Natale. di Mariangela Bertolini 2 Che cresima per Èva! Èva è una giovane di 32 anni, affettuosa e simpati¬ ca. Di solito, è di buona compagnia, chiacchiera volentieri con tutti e tira fuori delle battute incredi¬ bili, ma se è in giornata storta glielo si legge subito in faccia. È amica mia e della mia famiglia da qual¬ che anno e frequenta assi¬ duamente la nostra casa. Alcuni mesi fa, espresse con me il desiderio di rice¬ vere la Cresima che, per una serie di circostanze, era sempre stata rinviata. Ne parlammo con la sua mam¬ ma e con il parrocco, che approvarono con gioia, ed iniziammo subito il cammi¬ no di preparazione. Èva si è dedicata con profonda serietà alla cate¬ chesi; lasciava a casa mia il libretto ed il quaderno per non rischiare di dimen¬ ticarseli e, ogni volta che mi veniva a trovare, stu¬ diava un capitolo e magari rimaneva anche a cena (le piace sempre un sacco essere invitata a cena!). La sera del 4 agosto, quando è stata celebrata la Cresima, erano presenti in chiesa tutti gli amici di Èva, nonostante l’afa di quei giorni. C’ero anch’io, naturalmente, ed ero pro¬ prio al suo fianco, perché mi aveva chiesto di essere la sua madrina. Èva era elegantissima e molto emozionata, addirittura commossa dopo aver rice¬ vuto lo Spirito Santo. La partecipazione dei presenti è stata davvero calorosa ed è culminata in un forte applauso e in saluti e au¬ guri a non finire. Poi, tutti fino a tardi nel giardino di Èva, dove la sua mamma aveva orga¬ nizzato uno splendido rin¬ fresco. Èva era piena di entusiasmo e di gioia per tutto ciò che stava vivendo quella sera, per il dono ricevuto, per la festa intor¬ no a lei; io ero felice di vederla così e di esserle accanto. Stefania Greganti Senigallia Un messaggio per tutti Il pellegrinaggio che si è svolto durante la Settima¬ na Santa in Francia è stato per noi di Perugia molto bello. Lo abbiamo iniziato con tanti dubbi: cosa fare? Come comportarci? Come vivere o fare festa in mez¬ zo ad altre comunità? Come comunità non avevamo mai fatto un pel¬ legrinaggio vero e proprio tutti insieme. Abbiamo invece vissuto dei giorni per noi indimen¬ ticabili come l’accoglienza alla stazione di Lourdes, barrivo alla SPIANATA con quella moltitudine di perso¬ ne di tutto il mondo, i grup¬ pi di scambio all’interno dei propri alloggi, la Via Crucis tra i luoghi di Bernadette, 3 la veglia di Pasqua, la fiac¬ colata e la grande festa finale. Ognuno di noi de «IL CAMMINO» di Perugia ha vissuto un qualcosa di veramente grande, che ha lasciato un ricordo che rimarrà per sempre nel nostro cuore. Io, che pure in passato avevo fatto altri pellegrinaggi, ho scoperto veramente il senso di un pellegrinaggio, ho incontra¬ to tantissime comunità, ho conosciuto persone davve¬ ro uniche e ho trovato in loro la semplicità nel comu¬ nicare; ho riscoperto il vero significato della festa che non sta nell’avere lo sten¬ dardo della tua comunità e rimanere intorno ad esso, ma lasciarlo da una parte e buttarsi nella mischia; un pò come fa la Federica che ha dentro di sé il potere di mettere allegria con i suoi gesti e il suo modo di salu¬ tare le persone, anche se non le conosce. In noi di Perugia c’è que¬ sto spirito di coinvolgere altre persone, altri amici, ma in realtà ogni volta che qualcuno ci invita a far festa, tendiamo a rimanere per conto nostro, uniti intorno al nostro stendar¬ do. quasi isolati rispetto agli altri. Andrea Sartor ATTENZIONE Usando il bollettino di conto corrente postale inserito in que¬ sto numero, potete versare il vostro contributo per Ombre e Luci per l’anno 2002 in lire, solo fino al 28 febbraio 2002. Dopo questa data, il versamento dovrà essere effettuato in EURO, usando il bollettino che troverete nel primo numero del 2002 . A causa degli aumenti delle tariffe postali, il costo di quattro numeri di Ombre e Luci è di circa Lire 30.000 = Euro 15. GRAZIE Grazie a chi continuerà a sostenere Ombre e Luci regolar¬ mente; grazie a chi versa un contributo più elevato del costo. Grazie alla vostra generosità possiamo inviare Ombre e Luci gra¬ tuitamente a più di 500 persone. 4 La lezione di un clown Capita spesso di incontrare, in¬ ciampare quasi, su qualcuno che ha bisogno di noi. Capita ovunque ma è sopratutto sulla strada che questi incontri sono frequenti. Allora, a scel¬ ta: guardiamo e tiriamo avanti, allun¬ ghiamo una moneta vergognandoci un pò, affrettiamo il passo, lo scaval¬ chiamo quando, quello dorme pro¬ prio davanti al negozio o alla banca che ci attende. Invece Miloud Oukili, un ragazzo francese, musicista e clown per scelta, visitando Bucarest da poco libera dalla dittatura nel 1992, è inciampato in un ragazzino rumeno che usciva da un tombino di una fogna e si è fermato. Ha lasciato partire il treno che doveva condurlo a casa e ha parlato con quel ragazzo e i suoi amici abbandonati e sfruttati, drogati per disperazione e ladri per necessità. Con loro ha vissu¬ to, si è lavato, è andato in cerca di cibo e ha condiviso quello che sapeva fare: giocare, cantare, ridere e far ridere la gente, recitare: sono nati così tanti giovani clown. Da questo primo incontro è nato il Circo Parada, che con una troupe di 60 ragazzi propone spettacoli in Romania, Francia e Italia. Si è costi¬ tuita la Fondazione Parada che in sei anni di attività ha raggiunto risultati importanti nel campo dell’assistenza 5 sociale e sanitaria, del recupero scola¬ stico e dell’avviamento al lavoro per i ragazzi di Bucarest. Ma questa storia è ormai nota e forse molti dei nostri lettori la cono¬ scono già. Perché ne parliamo ora? Perché Miloud e i suoi ragazzi hanno con il nostro Paese un solido rapporto di amicizia: sono stati a Roma anche di recente e domenica 7 ottobre li potevate trovare a Piazza S. Maria in Trastevere ad animare il pomeriggio con giochi ed improvvisa¬ zioni accompagnati niente di meno che da tre bande musicali! Nella sera¬ ta poi sono stati protagonisti di “Ran¬ dagi”, il bellissimo spettacolo tratto dal libro che racconta la loro storia. E poi perché vogliamo dire: Buon Natale! con tantissimo affetto a tutti i giovani artisti di strada rumeni e a Miloud che ci ha insegnato a inciam¬ pare, a parlare, a condividere ... come fece un famoso Samaritano di tanti, tanti anni fa ... Tea Cabras I UN NASO #• I ROSSO COWTRO *^ 5 / Il-inoifferenzaI In Italia la Fondazione Parada è sostenuta dalla Cooperazione Inter¬ nazionale (COOPI) che ha lanciato a suo favore la campagna di solida¬ rietà con lo slogan “Un naso rosso contro l’indifferenza” - Coopi Ragaz¬ zi di Bucarest - Via F. De Lemene, 50-20151 MILANO 6 Isolato ma immerso nella vita UN “PADRE” CON 8 “FIGLI” IN AFFIDO NEL CASOLARE DI GUGUANO Sabato, 13 ottobre, ad un mese dal¬ l’eccidio delle Twin Towers, mio marito ed io abbiamo inaspettatamente vissuto una giornata speciale in un bellissimo casolare del Podere Gugliano vicino a Trequanda, nome esotico di un incan¬ tevole paese della campagna senese. Ci attendeva il padrone di casa, “padre” di otto figli di varie età. il prof. Fabrizio MORI, sconosciuto alle masse, ma notissimo agli studiosi di paletnologia in particolare, del deserto del Sahara per le sue scoperte dell'ar¬ te rupestre di dodicimila anni fa. La nostra timidezza iniziale è subito svanita di fronte alla sua naturale ospi¬ talità: seduti all’aperto a goderci un so¬ le ancora estivo abbiamo conversato Sopra: Maurizio e Silvana (autori dell’articolo) con il professor Mori e due suoi «Figli» sul prato davanti al Casolare di Gugliano . A sinitra: Fabrizio Mori con un gruppo di « Figli ». 7 mentre i figli più piccoli Brenda e Dai- ano (5 e 7 anni), attorniati da due cuc¬ cioli di cane, venivano a curiosare e a condividere la gioia dello stare insieme. Bella forza, penserete: in un am¬ biente così, a contatto con la natura, lontani dalle preoccupazioni del quoti¬ diano, è facile sentirsi sereni ! Ma oltre alla cornice dell’ambiente ideale nella sua semplicità e essenzialità, abbiamo respirato un’atmosfera calda e accogliente, mai formale: la realtà di casa “Centro Lorenzo Mori”. «Figli» rimessi in piedi Abbiamo compreso tale denomina¬ zione parlando con il professor Mori: Fabrizio ha perso il suo unico e ama¬ tissimo figlio Lorenzo di 15 anni, in un incidente venticinque anni fa. Dopo un periodo di grave depressio¬ ne, con l’aiuto di amici fedeli e con l’obiettivo di restaurare il cadente casolare di Gugliano — individuato da Lorenzo per l’unicità del suo paesag¬ gio — l’insigne studioso e padre ferito a morte, si è rimesso in cammino. Questa casa non è tuttavia per Fabrizio una meta di ricordi, ma per¬ corso di vita per tanti ragazzi che sono, sono stati e saranno i suoi figli, affidatigli non dalla natura ma dal Tri¬ bunale dei Minori di Firenze. Il Centro Lorenzo Mori da 20 anni è ormai comunità educativa. L’acco¬ glienza all’altro, al piccolo, all’indife¬ so, al giovane disadattato scaturisce dal cuore di Fabrizio che trasforma continuamente la “nostalgia perenne” di suo figlio in una sorgente inesauri¬ bile di guida e sostegno amoroso per i tanti figli che ha accolto, protetto e “rimesso in piedi”. Maurizio ed io pensavamo che tanta “grandezza d'animo" derivasse dalla fede; Fabrizio ci ha ancora una «6 Pranzo nel Casolare di Gugliano Nella pagina seguente: l'ingresso del Casolare 8 volta meravigliati: dolcemente e, con un velo di rammarico, dice che non aderisce a nessun tipo di credo, se non quello dell’appartenenza alla stes¬ sa specie e quindi — come ha impara¬ to dai suoi amici Tuareg — alla solida¬ rietà tra i propri simili! Siamo rimasti in silenzio: i frutti concreti della sua fede sono grandi e visibili così da riportarci alla mente le parole di Thomas Merton che abbia¬ mo letto sul retro di un numero di Ombre e Luci: “La vita cristiana è una scoperta continua di Cristo in posti nuovi e ina¬ spettati.” Maurizio e Silvana Zampironi «Nessun bambino nasce cattivo» è il titolo del libro nel quale il professore Fabrizio Mori racconta e analizza la sua esperienza con decine di bambini «feriti» dall’ambiente che sono stati «curati» vivendo nella bella casa del Centro Lorenzo Mori. Le recensioni del libro è a pag. 24 Centro «Lorenzo Mori» La cooperativa sociale “Centro Loren¬ zo Mori” è stata costituita nel 1977 con lo scopo statutario di risplvere i problemi di natura sociale, familiare e psicofisica dei giovani. Il “Centro Lorenzo Mori”, in conven¬ zione con la A.S.W. 7 di Valdichiana (Siena), può accogliere 8 minori fino a 18 anni di età residenti anche nei comuni della provincia di Siena e nei comuni della A.S.L. 8 di Arezzo, in difficoltà tali da pregiudicare l’armonico sviluppo della loro personalità. La permanenza dei giovani presso il Centro è continua e si protrae fina a per¬ mettere il loro reinserimento nell’ambiente da cui provengono nonché una soddisfa¬ cente sistemazione nel mondo del lavoro. Il rapporto fra operatori e giovani ospiti è stabilito da 1 a 4. I ragazzi del Centro sono inseriti nelle scuole pubbliche, nelle strutture lavorative locali, svolgono attività sportive negli impianti della zona insieme ai coetanei che incontrano e con i quali stabiliscono rapporti di amicizia, partecipano a due soggiorni annuali in montagna ed al mare. 9 A Roma in via dei Sulpici 117 h, da poco più di un anno ha aperto i battenti un nuovo risto¬ rante-pizzeria: “La locanda dei girasoli”, che resta chiusa il lunedì, e funziona tutte le sere. Dotata di un forno a legna, di tre stanze interne, di spazio all’a¬ perto per i mesi estivi, in grado di fornire cucina saporita ed accurata a prezzi economici, è l’i¬ deale per ospitare piccoli e gran¬ di gruppi per una bella serata mangereccia. La locanda dei Girasoli Invitiamo caldamente i nostri amici più o meno di zona a speri¬ mentare il nuovo locale anche perché saranno accolti e serviti a tavola da Claudio, Emanuela, Viviana e Valerio, quattro ragazzi down che insieme a altri tre lavo¬ ratori gestiscono la locanda. Facciamo loro pubblicità ed andiamo a trovarli perché questi “Girasoli”, orgogliosi ed ottimisti, riuniti in cooperativa con alcuni famigliari ed amici, devono lavo- racre ancora molto prima di esse¬ re del tutto economicamente in attivo. Per informazioni: Tel. 067610194 io Per un Natale con qualcosa di più Cari amici, il Natale è alle porte e tutti abbiamo un pensiero fisso che diventa poco a poco una vera preoccupazione: "cosa posso regalare ai genitori, ai figli, ai nonni, ai suoceri e agli amici quest'an¬ no? Deve essere qualcosa che ancora non hanno, che faccia bella figura, che abbia un certo valore economico... per di più non posso dedicare troppo tempo all'acquisto perché di tempo libero non ne ho e quindi... finirà con la solita frenetica corsa fra i negozi...” Cerchiamo di essere sinceri: abbia¬ mo già tantissime cose: quante televi¬ sioni in casa, quanti soprammobili, vasi e pentole, cellulari e videogiochi. Anche le stanze dei nostri figli sono Foto: Vito Palmisano 11 spesso troppo ingombre di giochi, vestiti, oggetti vari. Perché non trasformiamo i regali, per una volta, in piccoli gesti di solida¬ rietà? E un’occasione per insegnare ai nostri figli che l’accumulo di beni non è l’obiettivo più importante da realiz¬ zare ma che altre sono le cose che contano davvero. Forse alcuni amici hanno già preso iniziative diverse e molti sono impe¬ gnati nella vita sociale e solidale. Eppure penso che quest’anno tutti dovremmo fare qualcosa di più e di diverso. Piccole cose, certo. Potremmo intanto insegnare ai nostri bambini più piccoli che loro stessi, con carta colori e forbici o con plastilina e pasta di sale possono realizzare, senza spen¬ dere, regali per i genitori, i nonni, gli amici. E“noi adulti se vogliamo, o dob¬ biamo, fare dei piccoli doni perché non li acquistiamo nelle Botteghe della solidarietà, o negli stand delle cooperative sociali o nelle mostre ven¬ dite dei laboratori delle persone disa¬ bili, iniziative assai numerose proprio nel periodo natalizio? Si può anche decidere insieme, genitori e figli, nonni zii e cugini e amici più cari che, per quest'anno niente scambio di doni ma un’unica grande adozione a distanza... così la famiglia e il giro di amici si allarga! Si può decidere di invitare per la festa di Natale chi è più solo, chi sta male, chi non ha la casa piena di oggetti utili ed inutili o chi, pur avendo la casa piena zeppa, è infelice lo stesso. Piccole cose certamente che saran¬ no meno piccole e insignificanti se saranno l’inizio per un nuovo modo di vivere le feste. Buon Natale a tutti. Per gli acquisti, vi segnalo gli indirizzi delle Botteghe della Solidarietà del Consorzio BDS “per un’economia solidale” - Via Sandro Pertini, 24/C - Martellago (VE) PUNTI VENDITA: • Rialto, San Marco 5164 - Venezia • Via San Martino e Solferino, 33 - Padova • Via Ripetta 262 (Piazza del Popo¬ lo) Roma • Piazza San Zeno 3 - Cassano d'Ad¬ da (MI) • Via Cavour 51 - Monterotondo (Roma) • Via Don Santo Fumagallo 11- Pozzo d'Adda (MI) • Prato della Valle 110 - Padova • Vico Fico al Purgatorio - Napoli • Piazza Bonomo 10 - Formia (LT) - Esiste anche una organizzazione di botteghe (CTM - Centro Terzo Mondo) che vendono i prodotti del “Commercio Equo e Solidale”. Per sapere dove è una bottega CTM nella vostra città, chiamate il nume¬ ro telefonico 0471/97.53.339 Hubert a 12 Il Roveto Quattro giovani donne, Francesca, Laura, Maria Grazia e Nunzia, da tempo avevano in cuore il desiderio di vivere una vita di consacrazione al Signore, pregando, riflettendo e aiutando le persone che avvicinano. Ora il loro desiderio si è avverato. Vivono in una piccola comunità, il Roveto appunto, in un’ala del Palazzo Ruscono Clerici, ceduta dalla parrocchia di Nerviano, insieme ad alcune persone che le assistono nelle loro necessità. Perché queste giovani donne coraggiose sono disabili fisiche, obbligate a vivere e a spostarsi in carrozzella. Sotto la guida spirituale del sacerdote don Giuseppe Beretta, pregano, meditano, eseguono ricerche sui testi sacri al computer (l’unica attività che sono in grado di eseguire), accolgono bambini e adulti che vogliono conoscerle, parlare, ascoltare e con loro riflettere e pregare. Maria Grazia, per prima, ha sentito nascere e crescere nel suo cuore questo desiderio. Essendo ospite in una casa della “nostra Famiglia”, è stata aiutata dalla Fonos (fondazione della NF che si occupa dei disabili adulti) ad entrare in contatto con le altre ragazze che, come lei, aspiravano ad una vita di comunità. Impedite nei movimenti ma agili di testa e di cuore, queste giovani amiche hanno approfondito il cammino spirituale che le ha condotte, in completa autonomia di scelta, alla loro piccola comunità e presto, probabilmente, saranno definitivamente consacrate a Dio. Fuori dalla porta della loro casa c’è una cassetta per le lettere: lì, anche senza entrare, possono essere lasciate richieste di preghiera per qualche particolare intenzione. In questi giorni così tristi anche noi vorremmo lasciare una richiesta di preghiera, per il nostro Paese e per tutto il mondo, perché chi, meglio di loro, Maria Grazia, Nunzia, Francesca e Laura, potrà “ottenere credito” presso di Lui? Tea Cabras Indirizzo: Comunità “Il Roveto” - Via Pedretti, 5 - 20014 S. Illario di Nerviano (Mi) Tel. 0331-535018. Associazione “Amici del Roveto” - idem. 13 Un dono di poesia Caravaggio. Fuga in Egitto David Maria Turoldo-da «Il Sesto Angelo» IL MATTINO DI NATALE 1. Io vorrei donare qualcosa al Signore ma non so che cosa. Andrò in giro per le strade fischiando, così, fino a che gli altri dicano: è pazzo! E mi fermerò soprattutto coi bambini giocare in periferia, e poi lascerò un fiore ad ogni finestra'dei poveri e saluterò chiunque incontrerò per via inchinandomi fino a terra. E poi suonerò con le mie mani le campane sulla torre a più riprese finché non sarò esausto. E a chiunque venga anche al ricco - dirò: siedi pure alla mia mensa, (anche il ricco è un povero uomo). E dirò a tutti: avete visto il Signore ? Ma lo dirò in silenzio e solo con un sorriso. 2. Io vorrei donare una cosa al Signore, ma non so che cosa. Tutto è suo dono eccetto il nostro peccato. Ecco, gli darò un’icona dove lui — bambino — guarda agli occhi di sua madre: così dimenticherà ogni cosa. Gli raccoglierò dal prato una goccia di rugiada e poi gli dirò di indovinare se sia una lacrima o una perla di sole o una goccia di rugiada. E dirò alla gente: avete visto il Signore? Ma lo dirò in silenzio e solo con un sorriso. 3. Io vorrei donare una cosa al Signore, ma non so che cosa. Non credo più nemmeno alle mie lacrime, e queste gioie sono tutte povere: metterò un garofano rosso sul balcone canterò una canzone tutta per lui solo. Andrò nel bosco questa notte e abbraccerò gli alberi e starò in ascolto dell’usignolo, quell’usignolo che canta sempre solo da mezzanotte all’alba. E poi andrò a lavarmi nel fiume e all’alba passerò sulle porte di tutti i miei fratelli 14 e dirò a ogni casa: “pace!” Io vorrei donare una cosa al Signore, ma non so che cosa. E non piangerò più non piangerò più inutilmente; dirò solo: avete visto il Signore? Ì Ma lo dirò in silenzio e solo con un sorriso poi non dirò più niente. POESIE DAL «ROVETO» FAME La bocca vuota del mio animo è spinta fervorosamente al luminoso seno di Dio. Laura Galasso COSA TROVERÀ? Cosa troverà il Figlio dell’Uomo quando nascerà questa notte? Troverà il gelo dell’egoismo? Troverà il freddo dell’odio? , Troverà l’umido dell’indifferenza? Nei cuori semplici e puri troverà ancora una “dimora” che possa riscaldarLo dal gelo, dal freddo e dall’umido del mondo. M. Grazia Micheli MA NEL TUO VOLERE Io non so riposare sul legno del tuo talamo, accostare la mente e le mie labbra ai luoghi della tua ardente parola. Non so ricalcare con la vita i lineamenti concreti della tua incarnazione fra noi e in noi, soddisfare nella povertà della mia carne le piaghe supreme del tuo amore. Non so fissare il mio sguardo nei tuoi infiniti, donarti integra la mia verginità io non so. Ma nel tuo volere, nella misericordia tua libera e testarda, rialzo il mio coraggio e a te vengo come mendicante per l'anticipo di quell'ora eterna delle nostre complete nozze. L.G. IO E DIO Arrampicarmi sulla croce con dura fatica stringerla stringerla con tenera forza e riposare con Lui. 15 Come ogni persona ha la propria storia e il proprio cammino, così ognuna di noi quattro. Siamo, M. Grazia Micheli di Man- delio Lario (Co), M. Francesca Cin¬ guetti di Cremona, Laura Galasso di Asnago Cantù (Co) e Nunzia Lo Schiavo di Vibo Valenza vicino a Catanzaro in Calabria. Ognuna di noi ha percepito la chiamata di Dio, in modo diverso e in tempi diversi. Con -nostro grande stupore, ci siamo trovate a custodire dentro di noi, questa misteriosa chiamata di Dio. Così è iniziato il nostro lungo e difficile percorso che ci ha condotto a questa realizzazione di vita comu¬ nitaria, ispirandoci alla spiritualità di Don Luigi Monza, un sacerdote ambrosiano, fondatore dell’Istituto Secolare delle piccole Apostole della Carità e dell’associazione de “La Nostra Famiglia”. La certezza che ci ha accompa¬ gnato e ci ha sostenuto in questa attesa, è stata la risposta dell’Ange¬ lo Gabriele di fronte all’interrogati¬ vo da Maria: “Nulla è impossibile a Dio!”. Noi quattro In un primo tempo, siamo rima¬ ste un pò perplesse di fronte a que¬ sta chiamata del Signore, perché agli occhi umani “il limite fisico” impedisce la piena realizzazione della persona. Perciò la frase dell’Angelo “Nulla è impossibile a Dio”, ci ha incorag¬ giate ad affidarci con serenità, con gioia e speranza, senza nascondere un pò di trepidazione, al progetto che Dio aveva manifestato su di noi. Poi il testo biblico del profeta Eze¬ chiele: “Dio non guarda l’apparen¬ za; ma guarda il cuore”, ci ha con¬ fermato che Dio chiama chi vuole, cioè va oltre alla logica umana. Ora che siamo giunte al traguar¬ do, che è comunque un punto di par¬ tenza, viviamo questa realtà come un dono e un miracolo del Signore. Ci auguriamo che lo Spirito Santo, ci aiuti a vedere la nostra vita, trasparenza dell’Amore di Dio per l’uomo e a vivere la fraternità e la carità fra di noi. Come potete immaginare è un’e¬ sperienza tutta nuova, perché, come già detto, una disabile nelle nostre condizioni, secondo la logica uma- 16 na, non può realizzarsi pienamente come persona. Proprio per questo la nostra chiamata, oltre ad essere un dono di Dio, è una conquista, di fronte alla Chiesa e al mondo. Il nome “Il Roveto” è stato ispira¬ to da una frase tratta dagli scritti di Don Luigi Monza, la quale dice: la carità deve ardere senza consu¬ marsi mai...” Da qui è partita l’ipotesi di chia¬ mare la nostra comunità con questo nome. Così con il passare del tempo, abbiamo compreso il suo vero significato. Dal contorcimento delle nostre difficoltà, rappresentate dal grovi¬ glio del rovo, nasce il frutto della carità di Dio di cui il nostro sì al suo Amore è segno di presenza. La nostra scelta di vivere la pre¬ ghiera e la carità è “come un fuoco che arde dentro di noi e non si con¬ suma mai”, perché la viviamo nella fedeltà e nell’affidamento a Dio. La nostra vita comunitaria è im¬ postata sulla preghiera, con alcuni spazi dedicati al lavoro e all’acco¬ glienza di chi desidera condividere i nostri momenti di orazione e chi vive ogni tipo di disagio: siamo aper¬ te all’ascolto. •r La giornata inizia con la celebra¬ zione delle Lodi e della S.Messa nella Chiesa Parrochiaìe, vicina alla nostra comunità. Prima del pranzo recitia¬ mo l’ora media nella cappellina della casa. Alle 17,30 diciamo i Vespri. Viviamo momenti di adorazione Eu¬ caristica alternandoli con la recita del S. Rosario. Diversi sono i momenti di approfondimento della Parola di Dio che viviamo settimanalmente. Il tempo che ci rimane lo dedi¬ chiamo al lavoro, che per ora è stato soprattutto organizzativo della casa. Cogliamo l’occasione per ringra¬ ziare tutti coloro che, con i loro ser¬ vizi e il loro appoggio ci aiutano a portare avanti questa esperienza e ci stimolano a continuare. COMUNITÀ “IL ROVETO ” 17 A MESTRE UNO DEI CENTRI MIGLIORI PER CURARE IL DISAGIO SOCIALE Centro di solidarietà “Don Lorenzo Milani” “Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi. Finché una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timorosa di essere conosciuta, né può conoscere se stessa, né gli altri, sarà sola. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui, insieme, una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa, non come il gigante dei suoi sogni, né il nano delle sue paure, ma come un uomo, parte di un tutto, con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri”. Per curare il vuoto Questa specie di preghiera umana recitano ogni mattina, quando si riuniscono nei diversi gruppi, ragazzi e ragazze “Don Lorenzo Milani” di Mestre (VE). Il centro nasce nel 1989 per curare il vuoto e l’incapacità di vivere che spinge tanti alle tossicodipendenze. In questi anni quasi un migliaio di persone (circa il 15 per cento donne) sono passati per i due anni del programma di liberazione dalla tossicodipendenza e di inserimento nella vita normale, due su tre con successo. Intanto il centro ha esteso la sua azione ad aiutare in altre forme di disagio sociale e all Inserimento nel lavoro di persone fragili. Prima di descrivere in breve le diverse attività e lo spirito di questo Centro, uno dei più importanti in Italia, conviene parlare della sua nascita, cioè parlare di don Franco De Pieri. Don Franco De Pieri Nato nel ‘38, ordinato sacerdote nel '66, don Franco si occupa principalmente dei giovani nella parrocchia principale di Mestre. Tre anni dopo è parroco a Oriago dove si 18 concentra in particolare sui giovani che manifestano disagio sociale. Nel 1985 gli è affidata la parrocchia nel quartiere Peep di Mestre, che ha difficili problemi sociali, fra i quali una diffusa tossicodipendenza. Per questa don Franco apre una prima casa di accoglienza a Campalto. Nello stesso anno l’arcivescovo di Venezia Marco Cè lo incarica di trovare risposte al dilagante disagio giovanile nella provincia di Venezia, che porta molti alla tossicodipendenza e al mondo dell’illecito. Nel 1986 don De Pieri, con alcuni amici fonda il Centro di Solidarietà don Milani, dove “il giovane che bussa alle nostre porte è l’attore principale di tutto il nostro lavoro”. In pochi anni il centro diventa una delle principali comunità terapetiche del Veneto. Nel 1995 don Franco è scelto come referente dei 10 Centri di Solidarietà nell’area Veneto-Lombarda. Oggi è consigliere della federazione delle Comunità terapeutiche Italiane (con 60 centri) ed è vicepresidente della federazione mondiale delle comunità terapeutiche. Il Villaggio Solidale Il 27 Ottobre è stato inaugurato il Villaggio Solidale “don Lorenzo Milani” con vari edifici nell’area di 25 ettari intorno al vecchio forte Rossarol presso Venezia. Il Villaggio offre “uno spazio condiviso che fornisce ospitalità e possibilità di progettare, ideare, creare e lavorare insieme, a persone colpite da tutte le forme di disagio, di emarginazione e di esclusione sociale”. In particolare nel villaggio sono in funzione: - la casa di accoglienza femminile che ospita donne provenienti da situazione di estrema difficoltà (in genere la prostituzione forzata) e che perciò rischiano l’esclusione sociale; - il laboratorio “Contatti”, parte del progetto “Riduzione del danno” disposto per quei giovani che non hanno la capacità di affrontare un percorso riabilitativo terapeutico e che pur nella tossicodipendenza vengono come è possibile aiutati a condurre una vita dignitosa; - il progetto “Mastro Geppetto” che, attraverso percorsi differenti, permette di attuare le diverse capacità delle persone che vi partecipano; ne fa parte anche un programma di formazione professionale (falegnameria e officina meccanica) che mira all’inserimento nel lavoro; - il progetto “Apriti Sesamo” che permette una esperienza lavorativa protetta ai tossicodipendenti sottoposti a provvedimenti giudiziari. Il metodo-e la cultura Sul metodo e sulla cultura del Centro Don Milani nell’affrontare i problemi del disagio estremo, ho ascoltato don Franco De Pieri (molto concreto e diretto) nel suo modesto studio in una delle prime case del Centro e Michela Cestarollo (molto comunicativa e competente) del centro studi, responsabile delle relazioni esterne. Un punto di forza del Centro è la collaborazione con lo Stato, la Regione, gli enti pubblici. Il terreno del Forte Rossariol che ospita il villaggio è stato concesso in comodato gratuito. La collaborazione con l’amministrazione è essenziale anche considerando le spese imposte dall’adeguamento degli edifici alle norme previste dalle leggi. Le regole mirano al buon funzionamento delle comunità e sono importanti per garantire gli operatori e per evitare improvvisazioni in questo campo delicatissimo. Il nuovo villaggio del Centro e la falegnameria della cooperativa 20 Nel Centro c’è un’ispirazione religiosa di fondo, ma non una catechesi. Il servizio ai ragazzi è gratuito. Lavorano per il centro, operatori e un centinaio di volontari. I primi hanno una specializzazione e, appunto “lavorano”; i secondi danno al Centro il respiro della solidarietà e della libertà. Molti operatori hanno cominciato come volontari. Infatti, ognuno che lavora qui ha uno spirito particolare oltre alle capacità tecniche, che alimentiamo con continui corsi di formazione. I volontari operano in quasi tutti i settori e le iniziative del Centro, e principalmente nella “Associazione Famiglie” e nell’attuare le attività ricreative, sportive, culturali, artigianali che sono una parte importante della proposta del Centro ai tossicodipendenti. Nella Associazione Famiglie, nata nel 1986, si incontrano in “Gruppi di autoaiuto” genitori, familiari, compagni e compagne che vogliono rimanere vicino alle persone che entrano nel “Programma” per uscire dalla tossicodipendenza. In questi gruppi si cerca di capire e mettere in discussione il sistema di valori e di rapporti nel quale il giovane è fuggito verso le “droghe”; nella speranza che, uscito dal programma, il giovane trovi un ambiente familiare diverso. Progetto Uomo A parte il lato associazionistico, le attività del centro sono attuate tutte in cooperative. La Cooperativa (Sociale di tipo A) “Unione” comprende il settore TERAPEUTICO (nato nel 1986) e il CENTRO STUDI (nato nel 1995). Al TERAPEUTICO fanno capo i progetti: Uomo, Mastro Geppetto, Madre Bambino, Diurno, Ca’ Turcata, Ulisse, Casa di Peter, e il Servizio Diagnosi e Valutazione. Il “Progetto Uomo” è la parte principale del percorso di uscita dalla tossicodipendenza; ha tre fasi con relative strutture: Accoglienza . Comunità Terapeutica . Reinserimento . Il giovane tossicodipendente arriva al Centro Don Milani passando sempre per il servizio pubblico (Sert). Il Servizio Pubblico è diventatojneno rigido con gli anni e suscita meno diffidenza nei giovani in crisi. Qui, la gran collaborazione tra pubblico e privato è un modello in Italia. Il giovane che ricorre al Centro di solito ha investito tutte le sue energie in uno stile di vita “negativo” nel quale non c’era possibilità di prendersi cura del suo corpo, della sua formazione, dei suoi stessi interessi importanti; ha dietro tutta una serie di fallimenti sia affettivi che pratici e perciò non ha più stima di sè. Il “Progetto Uomo” mira a far sì che la persona recuperi le risorse che ha perso, a cominciare dalla stima di sè, e prenda la responsabilità della propria vita. L’operatore avvia il suo lavoro da questa idea: la tua vita è stata un fallimento, cerchiamo di capire le ragioni. 21 Il giovane che entra nelle strutture di Accoglienza, comincia a vivere giornate che danno il senso della regola, del limite. Ci sono orari da rispettare, cose da fare, impegni, sia a vantaggio della persona che della casa in cui vive. In questa fase l’operatore fa la parte del genitore. Quindi il giovane entra in gruppi di autoaiuto, nei quali gli operatori (due con otto giovani) fanno “da specchio" in modo che la persona “si veda” e cominci ad aiutarsi. L’operatore sta attento a non creare dipendenza da sè; il fine del progetto (dopo circa 6 mesi in Accoglienza, 12 in Comunità Terapeutica e 6 in Reinserimento) è mettere le persone sui loro piedi. Nel periodo in Comunità Terapeutica, il giovane ha incontri con i familiari, i quali intanto hanno fatto un percorso nei gruppi di autoaiuto dell’Associazione Famiglie. Spesso i primi incontri con i familiari sono estremamente carichi di emozioni. Dei giovani che escono dal programma, circa un terzo ricade nella tossicodipendenza. I ricaduti che ricorrono di nuovo al Centro sono inseriti in un altro programma. Di questi il 30-40 per cento non ce la fa a “uscire”. Per questi il centro attua interventi per “ridurre il danno”; per esempio, camper per distribuire siringhe, un laboratorio artistico di cartapesta per le persone sotto metadone, ecc. Struttura del Centro Tutto questo per dare una idea del modo di procedere e delle strutture del Centro di Solidarietà Don Milani Una descrizione anche breve delle altre attività sarebbe troppo lunga; conviene darne solo un elenco, in modo che chi sia interessato all’una o all’altra possa chiedere informazioni. Del CENTRO STUDI, l’altro ramo della cooperativa “Unione” fanno parte le attività: Archivio e Documentazione, Ricerca, Progettazione, Valutazione, Prevenzione, Pubbliche Relazioni e Raccolta Fondi, Formazione, Progetti, Collaborazione con Enti Pubblici. Vi sono poi le tre Cooperative Sociali di Tipo B: LABORA, Co.Ge.S., DONNA-LAVORO. — Alla LABOR (nata nel 1991) fanno capo le attività di: Manutenzione Edili, Manutenzione Carpenteria Metallica, Falegnameria, Officina, Affissione Manifesti, Dipinture, Settore Agricolo, Cartongesso, Laboratori Protetti. — La Co.Ge.S. si occupa di Gestione Campi Profughi, Gestione Servizi Amministrativi (per esempio, ha l’appalto dei servizi di segreteria e centralino di tre grandi ospedali), Archiviazione Dati, Gestione Mense. — Nella DONNA-LAVORO si gestiscono servizi: all’Infanzia, Socioassistenziali, Turistici, Culturali. 22 Famiglie P. André Roberti ci invita a riflettere sulla famiglia di oggi, con osservazioni che riguardano da vicino tutti noi. Quando non si ha una famiglia la si sogna, ma anche vivendo in famiglia si può soffrire quando non si riesce a superare i conflitti, ad accettare le differenze, a rifiutare i confronti che possono verificarsi al suo interno. Sarebbe una buona cosa che ogni famiglia si fermasse, ogni tanto, per fare il bilancio dei suoi fallimenti e dei suoi successi, per analizzare le gioie e le pene che segnano il suo cammino. Così forse ci accorgeremmo che Dio è là con noi, per consolarci al momento della tristezza e per ridimensionare i motivi di orgoglio per i nostri apparenti successi. La parola “famiglia” sicuramente evoca una situazione di “vicinanza" con la quale ci si aiuta e ci si capisce ma che, allo stesso modo, può separare e creare divisioni. Costituiscono una vera famiglia soltanto quelli che, accettando le diversità al suo interno, entrano nella verità della comunione. Ai nostri giorni molte famiglie devono vivere dolorosamente incomprensioni, fallimenti e situazioni del tutto inattese che niente lasciava prevedere. In una vera famiglia le persone che ne fanno parte scoprono, in queste difficoltà, una forza che non sapevano di possedere: ci si può rivelare forti proprio davanti a ciò che tende a separare o dividere. Si aspira alla omogeneità, all’unità e si è costretti ad accettare la differenza, la separazione e spesso una incomprensione che va al di là delle nostre forze. Ci sono figli che idealizzano la loro famiglia, non la conoscono veramente ma ne parlano e la immaginano. Se ne impossessano ma soffrono perché non possono davvero sperimentarla. Quando, senza preavviso, una famiglia è segnata da una ferita, un divorzio, una separazione, un lutto, un incidente, si chiede che cosa accadrà e come reagire. Può darsi sia proprio quello il momento di guardare i figli, i più piccoli, per scoprire che proprio loro hanno qualcosa da insegnarci: la reazione di un bambino davanti ad un problema di denaro, il disagio di un figlio di fronte ad una separazione, il sorriso di un bambino davanti ad un perdono reciproco ci costringono a riflettere. Oggi è necessario riscoprire Dio: la famiglia ci insegna come vivere in Lui. Erika Gazzola INNO ALLA VITA Il libro si può richiedere a: Associazione crika - Tel. e Fax: 049/768474 - email: lemarco@tin.it In questo libro sono rac¬ colti i temi e le poesia di Erika, scritti durante la sua breve ma assai intenso vita. Erika infatti è stata, come tanti altri, vittima della strada. Ciò che più mi ha colpito di questo libro è la maturità che lei dimostra nei suoi scritti sin dalla prima elementare, in cui ammira le meraviglie del creato, commenta una giornata passata con un’a¬ mica o un bel dono ri¬ cevuto, quando molte altre persone considerano tutto ciò scontato. Nella sezione dedicata alla famiglia, Erika ci racconta l’arrivo del fratellino Simone che lei vive come un meravi¬ glioso dono di Dio. Erika, però è anche con¬ sapevole dei tanti problemi presenti nel mondo e si chiede come mai l’uomo possa aver preferito tanto spesso la guerra alla Pace. “L’uomo pensa che con la guerra” dice in una poesia “si risolva il problema del valore, volere, volere. Troppo è il suo bisogno di avere e di comandare. Credo che la lettura di questo vero e proprio inno alla vita possa costi¬ tuire un insegnamento per tutti noi. Benedetta Bertolini (11 anni) Fabrizio Mori NESSUN BAMBINO NASCE CATTIVO Edizioni Bollati Boringhieri 2001 L’autore ci presenta l’e¬ sperienza di una comunità per bambini e adolescenti con svariati problemi, anche molto gravi, di disa¬ gio fisico e psicologico, di cui si occupa da più di vent’anni. La comunità di Gugliano intende fornire ai suoi piccoli ospiti quel¬ l’affetto e quell’educazione al rispetto delle regole che non hanno potuto riceve¬ re dalla famiglia d’origine. In questo senso una delle componenti più importan¬ ti per l’attenuazione delle loro difficoltà è vista nel¬ l’influenza dell’ambiente, altrettanto importante del¬ l’eredità biologica nella formazione della persona¬ lità individuale. Fabrizio Mori traccia la storia della comunità di Gugliano (“cominciò a farsi strada la convinzione di dover ade¬ rire ogni etichetta del tipo “handicap”, “autistico” ecc. Tali termini, indispen¬ sabili in campo medico, qui da noi diventano inutili e dannosi, quasi una di¬ scriminazione. I figli erano tutti diversi e tutti uguali”) e ne illustra i principi ispi¬ ratori, sopratutto il rifiuto della violenza in ogni sua forma. Il libro presenta numerosi dialoghi-intervi¬ sta con i ragazzi. L’effetto è di grande immediatezza e di profondo coinvolgi¬ mento. 24 Lorenza Tranquilli LA BIMBA DELLE LUMACHE Edizioni Scientifiche Magi E la storia di un rappor¬ to a tre: una mamma, la sua bambina “difficile”, Valentina, e una psicote¬ rapeuta, l'autrice. La sto¬ ria ci racconta di una cre¬ scita per tutte, della ric¬ chezza del rispetto reci¬ proco e di momenti com¬ moventi di sincerità. Tutto è imperniato sulla ricerca della guarigione della bambina, che ha appena quattro anni ed è intellettualmente molto più grande, ma emotiva¬ mente molto più piccola dei suoi coetanei. Valenti¬ na non sa come gestire tutto questo e la sua mamma, che vorrebbe aiutarla, vive invece chiusa nelle sue difficoltà interiori che non riesce a capire. L’autrice si apre all’una e all’altra e ci racconta come, seduta dopo sedu¬ ta, il rapporto cresce costruttivamente e i nodi si dipanano. L’autrice, che si esprime con una scrittura semplice e chiara, è colei che, nel tempo prezioso della durata delle sedute, riu¬ scirà a dare un significato profondo alla sofferenza e al superamento della sof¬ ferenza. Natalia Livi Aiutaci a raggiungere altre persone; Mandaci nomi, cognomi e indirizzi (scritti chiaramente) di persone che possono essere interessate a questa rivista. Invieremo loro una copia saggio. Per comunicarci i nomi puoi usare il modulo stampato sotto. Il nostro indirizzo è: Ombre e Luci - Via Bessarione , 30 - 00165 Roma Nome e Cognome Indirizzo Città o Paese C.A.P Nome e Cognome Indirizzo Città o Paese C.A.P. Nome e Cognome Indirizzo Città o Paese C.A.P. 25 LIBRIHMfH Carla Cerati LA SECONDA OCCASIONE Edizioni Frassinelli, 2000 Una madre, un figlio, una famiglia come ce ne sono tante, con i piccoli grandi riti che scandiscono le giornate della gente comune. Ma l’imprevisto, piombato come un fulmi¬ ne dentro il nucleo fami¬ gliare, disintegra ogni pro¬ spettiva di normalità tra¬ volgendo ogni progetto, ogni desiderio, annullando in un solo colpo l’idea del futuro. Stefano, il protago¬ nista, ha soltanto diciasset¬ te anni quando è costretto ad affrontare una prova durissima, ad accettare una sfida da cui vorrà usci¬ re vincitore. Con questo romanzo fermo e asciutto eppure pervaso da un inti¬ ma, segreta commozione, Carla Cerati ci consegna una storia che non le appartiene in prima perso¬ na, ma da cui si è fatta silenziopsa testimone. Una storia semplice di amore e coraggio che, raccontata da una scrittrice rigorosa¬ mente laica, ci costringe a riflettere sull’importanza della fede e di sentimenti come la solidarietà e l’al¬ truismo. Nome e Cognome Indirizzo Città o Paese C.A.P. Nome e Cognome Indirizzo Città o Paese C.A.P. Nome e Cognome Indirizzo Città o Paese C.A.P. Nome e Cognome Indirizzo Città o Paese Nome e Cognome Indirizzo Città o Paese C.A.P C.A.P 26 Stelle d’Oriente Fra le stelle che danno un po’ di luce al cielo buio del Natale di quest’anno, ecco alcune immagini di Comunità F.L. del Medio Oriente. 27 NOVITÀ Per respirare meglio La Fondazione Bambini e Autismo di Pordenone ha inaugurato Villa Respiro. La Villa sarà il luogo resi¬ denziale per i fine settimana in cui le persone con auti¬ smo, a piccoli gruppi omo¬ genei, potranno trascorrere le giornate fuori dalla fami¬ glia in un ambiente acco¬ gliente e pensato per loro. Lo scopo di questa strut¬ tura è duplice: da una parte si vuole dare respiro ai familiari, dall’altra si vuole abituare le persone con autismo a vivere per brevi periodi lontane da casa imparando quelle regole sociali e di vita importanti per il loro futuro. La villa si presenta come una casa con giardino con camere da letto, soggiorno, cucina, ecc... Al piano interrato una piccola pale¬ stra, un laboratorio per il mosaico, un laboratorio informatico e un laborato¬ rio per la pittura. All’ester¬ no è dotata di un giardino con piante, giochi e un orto coperto realizzato dall’Asso¬ ciazione Nazionale Alpini. I gruppi che si daranno il turno nei fine settimana saranno formati da quattro cinque persone al massi¬ mo, a cui vanno aggiunti gli operatori. Con l’aiuto di 5 sindaci Nasce a Formello (RM) il primo Centro diurno Socioriabilitativo per disa¬ bili, per tutto il territorio Nord della Provincia di Roma. - Il Centro nasce dalla col¬ laborazione tra L’Associa¬ zione di volontariato per disabili Vitalba (costituitasi a Formello per volontà di un gruppo di genitori nel 1998), e i comuni di For¬ mello, Campagnano, Sa- crofano, Magliano Roma¬ no e Mazzano Romano, oltre alla ASL RM/F4 e la Regione Lazio. - Dal 15 ottobre i ragazzi lo frequentano dal lunedì al venerdì dalle 14,30 alle 19,30. - Attraverso attività di laboratorio, d’autonomia e cura del proprio corpo e uscite nel territorio, i ragazzi svilupperanno le potenzialità di crescita per¬ sonale, di inserimento e partecipazione sociale. - L’Associazione Vitalba sta lavorando alla costitu¬ zione di altri due Centri nella zona Flaminia e Tiberina e progetta una comunità alloggio... Bravissimi i genitori di Vitalba ed i loro amici, esempio lampante di ... “quando ci si mettono i genitori ...” Aspettiamo notizie di nuove imprese! VITALBA - Associazione di volontariato per disabili c/o Roberto Sisto - Via Monte Madonna, 12- 00060 Formello (RM) tei./fax - 06.9088386 Maria B. Bonafede, Sindaco di Formello 28 Straniero Questa riflessione è stata scritta da una persona anziana che ha voluto rimanere anonima. Nel secolo della mondializzazione, è il caso di riflet¬ tere sulla parola “straniero”. (Alleluia - Arche. - tradotta da Valeria Moritesi) Lo straniero Facile da pronunciare e difficile da accettare, facile da dire, difficile da vivere. Sulla terra, da millenni, ancora sospettiamo 10 straniero. Lo straniero Non è sempre chi viene da lontano. Purtroppo, le sue attitudini ci alterano le abitudini. 11 colore della pelle, una diversa educazione, hanno il dono di spaventarci, fa venire i brividi. Lo straniero è quello che non conosci, che incroci per la strada, che incontri qua e là, forse è un coinquilino. Lo straniero è magari quello che non conosci affatto che è entrato da te portato dall’Amore; forse tuo marito. Lo straniero è “l’incomprensione” fra genitori e figli, tra nonni e nipoti. Portano dissensi e partono delusi. Non torneranno più... Ci lasceranno, una volta lon¬ tani, come eterni stranieri. Lo straniero è anche mio fratello che noi dovremmo amare; veniamo dallo stesso Padre Iddio che ci ha creato. Ma come potremo essere fratelli se per molti sulla terra Dio è diventato l’eterno straniero? * • '3 ■ * ^ ;• ^ ■ . rM .V/g0 - >' i Signore, hai compassione ^ di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati / degli uomini, in vista del pentimento. SAPIENZA 11,22 t < 11 * 4 *